Archive for Distribuzione

Agribosco e i GAS

Per chi fosse allo scuro all’oscuro di questo mondo (spero veramente nessuno) GAS sta per Gruppo di Acquisto Solidale. In parole spicciole, stiamo parlando di persone che si mettono insieme – che creano appunto un Gruppo – per acquistare collettivamente qualuque tipo di prodotto. In questo modo riescono molto spesso a confrontarsi direttamente con le aziende produttrici e quindi strappare loro delle condizioni economiche molto più convenienti di quelle che si trovano normalmente nei negozi. Ma non è certamente questo l’unico movente del loro impegno comune. Andando oltre, conoscendoli un po’, si riesce a percepire la loro modernità, la loro netta discontinuità con le regole tradizionali del marketing e della distribuzione. A mio modo di vedere chi appartiene ad un GAS vive il suo essere consumatore non come “uomini alla greppia” del consumo, imbambolati da reclame pubblicitarie, strategie di marketing, raccolte punti, scaffali lucenti…. no. Vivono il consumo in modo consapevole, vogliono sapere cosa comprano, chi lo produce, come viene realizzato ecc… poi, alla fine dei salmi, comprano prodotti buoni pagandoli spesso meno di altri “meno buoni” che si trovano nei classici luoghi dello shopping.

Ebbene, noi di Agribosco stiamo progettando una nuova versione del nostro sito web. Questo conterrà tantissime novità rispetto a quello presente. Questo blog, per esempio……. e nuovi strumenti per gli utenti. Vorremmo fornire dei nuovi servizi per i nostri clienti, uno di questi riguraderà, per l’appunto, i GAS.

Ed è qua che vi chiedo aiuto. Avrei bisogno dell’esperienza di chi si è confrontato effettivamente con i GAS. Chi li promuove e li gestisce conosce bene le difficoltà organizzative di questa lodevole scelta d’acquisto, difficoltà che spesso portano purtroppo alla prematura estinzione del GAS stesso. Vorrei quindi ricevere consigli su come progettare degli strumenti che rendano più agevole l’acquisto dei nostri prodotti, vorrei conoscere le vostre difficoltà per cercare di creare delle soluzioni che possano agevolare la vita dei GAS e magari stimolarne la nascita di nuovi.

Chiunque voglia dire la sua è bene accetto. Vi aspetto in tanti! Grazie in anticipo!!

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Sono sempre i migliori ad andarsene…

Sono sempre i migliori ad andarsene….. non è il principio di un annuncio funebre, anzi! E’ una tragica constatazione sempre più riscontrata nella nostra bella nazione. I prodotti di qualità non trovano spazio nel mercato Italiano, anche del Biologico, dove logiche di prezzo, piccole convenienze personali, striminzite lobby distributive, e via dicendo, tagliano le gambe a chi realizza prodotti di vera e comprovata eccellenza. Per fortuna però che all’estero il tempo delle ciancie è finito da un pezzo; fuori dai nostri confini si esige qualità vera, la qualità delle produzioni agricole italiane, della cura delle lavorazioni artigianali, di quel bellissimo modo di fare “Made in Italy” di pregio. A loro non bastano le parole vuote, i cataloghi luccicanti, ma pretendono di visitare le aziende agricole e gli stabilimenti di trasformazione così da formarsi un inequivocabile giudizio sul potenziale fornitore. Ma non è tutto: questi Signori comprendono il valore che si cela dietro un prodotto e sono disposti a pagare il giusto prezzo per averlo! Roba da matti vero? Pensate, invece di tendere esclusivamente verso la logica della pura speculazione economica, credono nel valore del rispetto per la propria clientela….

Ora mi domando e vi domando: ma noi che mangiamo biologico, che ci impegniamo nel quotidiano per questo modo di vivere, che crediamo nei suoi valori, ci meritiamo veramente il prodotto di chi sentenzia: “mi alzi i prezzi? Non mi curo dei tuoi “perché” ma ascolta bene il messaggio, in Romania il Bio costa meno….”.

Vi immaginate queste parole dette a Yasushi Nakamura di Sokensha? Secondo voi, lui sarebbe venuto in Italia con uno stuolo di collaboratori, avrebbe visitato stabilimenti e coltivazioni per ricevere questo tipo di affermazioni? Io credo di no. Per questo faccio il mio grosso in bocca al lupo a Gino Girolomoni e a tutto il team di Alce Nero Cooperativa per il grandissimo risultato raggiunto, per tenere vivo lo spirito del Biologico e per la loro prossima fiera a Tokio.

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Whole Foods si mangia Wild Oats

E’ ormai notizia certa: Whole Foods, la più importante catena di negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici negli USA sta acquisendo un suo storico concorrente Wild Oats. La decisione è arrita dopo un periodo di particolare instabilità di Wild Oast, rimasta per qualche mese senza stabili vertici aziendali.

Pare che la transazione si chiuderà con un esborso di circa 565 milioni di dollari per la completa acquisizione di Wild Oats, portando alla realizzazione di un gruppo distributivo di dimensioni colossali. Pensate che solo la neo acquisita Wild Oats fattura in un anno più di 1,2 miliardi di dollari operando negli USA con 110 negozi e in Canada con altri 24.

A vedere questi numeri si impallidisce, soprattutto se li compara con il mercato Europeo o peggio ancora quello Italiano.

Ma pensate alla mia sfortuna: solo 2 mesi fa, durante uno dei miei viaggi di lavoro, fui agganciato da un responsabile di Wild Oats per una importante commessa. Dopo un mese di trattative la cosa sembrava andare per il verso giusto fino a…….questa “news”. Tutto da rifare! Meglio riderci su no?

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Tesco e i “Carbon Labeled” Foods

Tesco, il colosso inglese della distribuzione moderna, ha appena comunicato che inizierà ad indicare sulle etichette di alcuni dei suoi prodotti informazioni sulla quantità di anidride carbonica emessa nell’intero ciclo di produzione del prodotto stesso, fino al consumo. E’ un passo importantissimo verso il consumo responsabile, un modo attivo di contribuire all’eco-sostenibilità, sensibilità che sembra essere evidentemente forte presso i sudditi di sua maestà britannica.

La vicinanza dei luoghi di produzione rispetto a quelli di consumo, l’utilizzo di fonti energetiche alternative per i cicli di produzione, l’esistenza di piani di risparmio energetico, sono solo alcuni dei parametri individuati da Testo per quantificare l’esternalità prodotta dai cicli di lavorazione e trasporto, fino ad arrivare al consumo.

La stessa Tesco ha, inoltre, annunciato che questo sforzo comunicativo verrà sempre più perseguito, così da rendere quanto più libera e consapevole possibile la singola decisione di consumo; e per favorire questi prodotti si sta già pensando ad un “programma fedeltà” che premi i consumatori di prodotti biologici, del commercio equo e solidale e dei prodotti biodegradabili.

Secondo me, questo è un segno di grande civiltà e modernità. L’informazione è libertà attiva di scelta. Chissà perchè queste idee non vengono mai a noi italiani?

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