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Onestà e eleggibilità

Mi prendo una piccola licenza dai miei normali argomenti di discussione su questo blog per pubblicare la lettera che ho da poco scritto a Beppe Grillo. L’argomento è di attualità e ampiamente discusso in questi giorni. A chi interessa auguro buona lettura. Ci tengo tuttavia a precisare che la lettera contiene esclusivamente il pensiero del suo editore, cioè me stesso Marzio Presciutti Cinti e che il suo contenuto non ha alcuna appartenenza o riferimento politico. Sono solo chiacchiere che volevo condividere con voi.

Caro Beppe, ho appena letto il tuo ultimo post e mi sento in sincerità di condividere con te (con tutti voi) il mio pensiero sulla liceità di candidature di personaggi giudicati definitivamente colpevoli di qualunque tipo di colpa di fronte alla legge. Infatti su questo punto, pur essendo io incensurato e amante della legalità, mi trovo in perfetto disaccordo con te e credo con la maggioranza dei tuoi lettori.
Ti spiego anche le motivazioni del mio dissenso. La politica dovrebbe essere un servizio prestato da persone capaci e volenterose alla comunità alla quale appartengono. Il giudizio sulla capacità di gestire correttamente la cosa pubblica è espresso con il voto, ovvero con una manifestazione di volontà chiara e indiscutibile. E’ si necessario che gli aventi diritto al voto siano consapevoli, ovvero abbiamo informazioni complete su chi si candida alla loro guida, ma una volta garantita questa integrità di informazioni il popolo, la gente, i cittadini, sono sovrani con il loro voto.
Se poi eleggono il peggiore tra i delinquenti e gli incapaci cosa dire? Il popolo sovrano ha sbagliato, ma ha sbagliato esercitando il proprio diritto di scelta. Nessuno lo ha costretto. Non ci sono reti televisive schierate, giornali di partito o altri modulatori della coscienza altrui che tengano. Dammi retta: tutti si sanno fare i propri conti. Non esistono sprovveduti che si incantano davanti alla televisione o leggendo un giornalista, esiste solo una persona, i suoi interessi personali e il politico che lo rappresenta.
Penso quindi che sia quantomeno pericoloso portare avanti la battaglia che fai tu Beppe, insieme a Di Pietro e un altro sparuto gruppo. Infatti, pur comprendendo il tuo sfogo, ti faccio presente che proporre l’ineleggibilità di alcune persone (tra l’altro molte elette da anni in Parlamento) conduce pericolosamente a pensare che non sia il politico corrotto il problema, ma il suo elettore. “Ognuno ha i governo che si merita” diceva qualcuno, ma questa idea conduce diritti diritti alla considerazione forte che forse, la Democrazia, il sistema che adoperiamo in Italia da 60 anni non sia il più efficiente, non garantisca risultati sufficienti qualora immerso nella nostra realtà di poveri italiani.
E’ di fronte a questo messaggio sibillino e pericoloso che mi sono deciso a scriverti. Nessuno lo dice, ma con questa vostra proposta non si regala solo al magistrato la possibilità di redigere le liste elettorali, ma si introduce – io credo – un’idea strisciante per cui debbano esistere dei metodi di selezione della classe politica precedenti al voto, che scremino coloro i quali la magistratura giudica illegittimo ad essere eletto, per poi lasciare al cittadino una libertà di voto tarpata, incompleta. Molto più blandamente, ma non è poi quello che si fa oggi con le liste bloccate? Lo ripeto in conclusione: tutti debbono essere liberi di votare chiunque purché adeguatamente informati sui candidati e che ognuno si scelga il governo che si merita.

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